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Facce stanche del mattino appena svegli. Occhi gonfi e pugni ancora chiusi per poterli stropicciare. Cammino per strada e guardo le persone intorno. Sorrisi di buongiorno e mani che si alzano appena per non lasciar scorrere via il torpore del letto ancora caldo che si portano dietro. Odore di caffè che cammina insieme a me partendo dalla porta di casa appena chiusa fino a lasciare il testimone alla nuova scia davanti alla porta di un bar e così via fino alla porta dell'ufficio dove tutto viene lasciato fuori. Un'auto che suona per inveire contro un pedone troppo lento e un rumore di ferro provocato dai tubi Innocenti di quella nuova impalcatura. Guardo le persone e mi accorgo che parlano. Il tempo è grigio e comincia a piovere. Non riesco a sentire cosa dicono. Non sento i suoni delle loro voci. Mi guardo intorno e vedo una coppia di fidanzati che ridono camminando e le loro risate non hanno un suono. Sento le ruote delle auto correre sulla strada e gli splash delle prime pozzanghere. La pioggia bagna i miei vestiti lasciando alcune gocce a farmi compagnia e lo scroscio dell'acqua diventa sempre più forte mentre un mendicante mi chiede qualcosa che non riesco a sentire. Una sirena si avvicina per poi scomparire subito dopo aver girato l'angolo alle mie spalle. Parlo e non sento la mia voce. Lentamente sento affiivolirsi anche la voce dei miei pensieri. Cammino verso l'ufficio in modo del tutto automatico. Sento solo i rumori che mi circondano. Salgo le scale spaventato e intimorito senza poter sentire neanche i miei pensieri. Suono il campanello che stride forte per poco meno di un secondo. La porta si apre. Entro e tutto resta fuori. I rumori e la pioggia. Qualcuno mi chiede se sto bene. Rispondo di si. Riesco a sentire di nuovo tutte le voci. L'ombrello appoggiato al muro cade senza far rumore...
Improvvisamente ricordo tutto. Sembra che mi sia appena svegliato da un sonno profondo e tutto quello che è successo era solo un sogno. Ora ricordo l'odore che c'era nell'aria. Un misto di profumi che dal mare salivano e si mischiavano alle voci delle tante persone. Odore di legna che bruciava nel forno e candele con le fiamme che svolazzavano ogni volta che mi spostavo in mezzo a loro. Un brusio leggero e quasi impercettibile... eppure erano così tante persone. Ricordo che mi chiedevo sempre come fosse possibile che così tanta gente parlava senza che nessuno potesse sentire niente di quello che si dicevano se non il loro diretto interlocutore. Un venticello fresco che veniva dal mare, insieme agli odori, passava tra i tavoli all'aperto e le foglie degli alberi rispondevano con un fruscio che sembrava quasi un ringraziamento per quell'attimo di sollievo.
Ricordo... ricordo... una voce. Profonda e calda. Decisa e antica. Cantava canzoni d'amore e chiedeva di essere accarezzata perchè aveva la fronte che le bruciava... ricordo il tintinnio dei piatti e delle forchette sempre lucide e in ordine nei cassetti.
Permette che le consigli...
O Amore mio senti che bella musica? Quanti ricordi... scusi... diceva?
Ricordo un'anziana signora delicata e pallida che prendeva, dopo un primo ed un secondo, un bicchiere di sambuca con dentro un chicco di caffè... dicevano che cantava in un importante coro in Germania... e ricordo... la felicità negli occhi delle persone e la spensieratezza di chi passeggiava per strada quasi danzando come in un musical... la galleria d'arte con il pianoforte che nessuno poteva suonare perchè al piano di sopra c'era un neonato che dormiva sempre... ricordo le Bouganville che formavano un arco nella stradina dove lavoravo... ricordo tante cose... sembrava un tuffo nel passato... sembrava di ritornare ogni sera agli anni in cui Murolo incideva quella musicassetta che ascoltavamo tutto il giorno. Agli anni in cui le macchine non avevano il clacson ma una trombetta e gli autobus erano carrette trainate dai cavalli. Agli anni in cui quando per strada sentivi le ragazzine urla c'è De Sica corriamo... un autografo per favore... si riferivano a Vittorio De Sica e non a Cristian... sembrava ogni sera varcare la soglia del tempo e ogni volta che uscivamo per strada rivivere tempi passati che neanche conoscevamo...
Ma allora, come in questo momento, qualcuno cambiava la cassettina nella radio e tutto scompariva e così dall'atmosfera dolce e rilassante di "Accarezzame" cantata da Murolo si passava al frenetico ritmo della vita che ha sempre fretta...
Accarezzame
Sent''a fronte ca m'abbrucia
ma pecchè nun me dà pace
'stu desiderio 'e te.
Accarezzame
cu 'sti mmane avvellutate
faje scurda' tutt''e peccate.
Strigname 'mbraccio a tte
sott''a 'stu cielo trapuntat''e stelle.
Me faje senti' sti mmane int''e capille.
Voglio sunna' vasanno st'uocchie belle.
Voglio sunna' cu tte.
Accarezzame
Sent''a fronte ca m'abbrucia
ma pecchè nun me dà pace
'stu desiderio 'e te.
Accarezzame
Sent''a fronte ca m'abbrucia
ma pecchè nun me dà pace
'stu desiderio 'e te.
Sott''a 'stu cielo trapuntat''e stelle.
me faje senti' sti mmane int''e capille.
Voglio sunna' vasanno st'uocchie belle.
Voglio sunna' cu tte.
Accarezzame
cu 'sti mmane avvellutate
faje scurda' tutt''e peccate.
Strigname 'mbraccio a tte
Sent''a fronte ca m'abbrucia
ma pecchè nun me dà pace
'stu desiderio 'e te... (Accarezzame - Fred Bongusto)
Sono l'uomo senza volto. L'uomo che incontrate ogni giorno ma di cui non ricordate nulla. Quello che ha il viso noto ma non sapete chi è. Il mio nome? Non ha importanza. Vorrei dirvelo ma credo che sarebbe inutile. Il mo nome non ha origini se non la fantasia di due persone che per caso si sono incontrate e mi hanno dato vita con la loro fantasia, appunto. Ogni giorno affronto la vita sapendo che quel giorno potrebbe essere l'ultimo. Affronto la vita sapendo che il giorno successivo, semmai ci sarà, potrebbe essere l'ultimo. Sapendo che il giorno ancora dopo... avrete già capito cosa intendo dire. Mi sembrate intelligenti e perspicaci.
Sono l'uomo senza volto. Oggi leggete di me e domani avrete già dimenticato tutto, probabilmente anche prima. Forse neanche avrete letto questo post.
Com'è stata la mia vita? Dopo i primi anni la mi storia sembrava ripetersi di conituno. A 12 ero troppo giovane per la donna di cui mi ero innamorato. A 23 anni ero troppo veccho per la ragazza che mi piaceva. A 35 anni ho incontrato la donna giusta ma era troppo tardi per entrambi. Oggi vivo nell'ombra in cui ho sempre vissuto e domani chissà. Forse verrò alla luce ma voi non ci sarete per vedermi. Che lavoro faccio? Nessun lavoro è adatto a me. Ogni lavoro può essere abbinato ad un volto e a me manca proprio quello, il volto.
Sono l'uomo senza volto che dopo essere arrivato in cima alla scala della sua vita si appresta a scenderne di nuovo. Sono come un slamone. Vivo per fecondare e oi ritorno indietro per morire. Ma i non ho fecondato niente e nessuno. La mia vita ha meno senso di quella di un salmone. Perdipiù non sono buono da mangiare. Mi sconsiglio.
Sono l'uomo senza volto e ora la smetto di scrivere perchè se mi sgamano diventerò l'uomo senza lavoro e poi l'uomo senza soldi e poi l'uomo senza donna nè casa e infine sarò l'uomo morto. A voi non ve ne frega niente ma a me si!!!
Questa mattina sono uscito di casa. Avevo fretta ed era tardi ma camminavo lento e adagio con il mio ombrello aperto. Per strada poca gente. Camminavo e passo dopo passo mi sono avvicinato al mio posto di lavoro pensando e ripensando agli impegni della giornata: Nessuno. Eppure questa giornata mi sembra così faticosa. All'altezza del palazzo in cui svolgo la mia attività del dolce-far-nulla ho notato che una fanciulla, dai capelli lunghi e il corpo longilineo, mi guardava. Ferma e immobile con lo sguardo perso in chissà quali pensieri, che sicuramente mi riguardavano visto l'insistenza dello sguardo e il modo in cui seguiva proprio me. Così, per essere cortese e anche per fare qualcosa, mi sono fermato anch'io e l'ho guardata trasformando la mia faccia in un punto interrogativo. I suoi occhi si sono aperti ancor di più. Sembravano volessero scappare dalla loro orbita per non vedere mai più tanto orrore. La sua bocca si è spalancata quasi dovesse ingoiare un bue intero. E tutto ciò che portava in mano è caduto per terra. Ma non era stato lei a lasciarlo cadere ma le sue braccia che si erano allungate a tal punto da rotolare vicino alle caviglie. Il mio punto interrogativo è diventato ancor più grande tanto era lo stupore per quanto io vedevo. La mi testa, pelata e lucida, ha spostato via l'ombrello che appoggiatosi sul mio cranio è scivolato a testa in giù restando appeso al mio orecchio per il manico suo medesimo. Dopo vari e lunghi minuti mi son deciso ed ho parlato.
Io: Mi scusi signorina... posso aiutarla in qualche modo? Vuole che le porti qualcosa per le braccia o un contenitore per i suoi occhi?
Lei: ...
Io: Forse non parla la mia lingua signorina o è perchè sono uno sconosciuto. Ma vorrei farle ntare che le sue braccia son finite in una pozza d'acqua sporca e le sue uova si son rotte. Se per caso le cadessero gli occhi potrebbe prendersi un'infezione.
Lei: ...
Io: Va bene mi scusi ma io vado altrimenti faccio tardi al lavoro. La saluto. E' stato unv ero piacere ascoltare il suo silenzio. Nel caso avesse bisogno venga pure su in ufficio. Al terzo piano seconda porta a destra. Chieda di me e sarò a sua completa disposizione.
Dopo aver ascoltato le mie parole con garbo e delicatezza si è ricomposta. Le sue borse sono ritornate a mezz'aria pendendo dalle mani nuovamente. I suoi occhi al loro posto han mostrato il colore. La sua bocca sorridente è ritornata come prima. Si è passata una mano tra i capelli e dopo aver esitato un po' ha anche parlato.
Lei: Mi scusi... il fatto è... niente di che... la guardavo con insistenza per l'ombreoo che portava.
Io: Accidenti ha ragione. Ho l'ombrello appeso all'orecchio. Ecco fatto l'ho ripreso e mi scusi ma cosa... non ho ben capito il legame col suo sguardo...
Lei: Ma c'è il sole e non piove e fino a domani non lo farà di sicuro e lei porta l'ombrello aperto come fosse già inverno...
Io: Oh... dice questo perchè non sa cosa mi è successo...
Lei: Si? Cosa le è successo che la obbliga a portar l'ombrello?
Giratomi di spalle e chiedendo scusa son tornato nel mio ufficio. C'era il sole e c'era il vento e i colombi volavano sopra i tetti. Dalla finestra ho guardato giù notando la tipa ancora lì. Esterrefatta più di prima e con in testa tanti ricordini. Le ho strizzato un occhio e mi son passato la mano sulla testa che pelata e lucida brillava rifletteva forte il sole. Prima o poi pioverà... cosa non lo so ma qualcosa pioverà...

La mattina quando mi sveglio ho un pensiero fisso che gira nella testa (e che nessuno dica "certo che ne ha di spazio per girare!"). Mi alzo, mi preparo, vado a lavoro, lavoro anche, mangio, rientro a lavoro e poi rientro a casa e fino a che vado a letto il pensiero è sempre lì che gira e rigira e non mi lascia. Dopo un paio di giorni che ha girato nella mia testa mi sono reso conto che c'era e c'è ancora. Dopo un paio di giorni ho iniziato a pensare che dovrei scriverlo da qualche parte questo pensiero o raccontarlo a qualcuno. Così, magari, se ne va e mi lascia un po' di spazio libero nella testa (guai a chi fa battute). E la mattina quando mi sveglio ho due pensieri fissi nella testa. Mi sveglio, mi lavo, vado a lavoro, lavoro, mangio, rientro a lavoro e poi a casa fino a che vado a letto e questi due pensieri si alternano. Prima il primo e poi l'altro. A volte si sovrappongono. Il primo pensiero e poi l'intento di scriverlo o di raccontarlo. Ma dove lo scrivo? A chi lo racconto? E così inizio a pensare che ho bisogno di carta e penna oppure chiamare Ellend per raccontarle il mio pensiero e puntualmente dimentico di fare tutto questo e puntualmente penso al mio pensiero e poi al fatto che dovrei scriverlo o raccontarlo che ho bisogno di carta e penna che ho bisogno delle orecchie di Ellend. Vado a letto. Sogno che sto raccontando a Ellend del mio pensiero scrivendolo nelle curve delle sue orecchie quando mi rendo conto che è una cosa assurda. Le penne non hanno una punta così sottile per scrivere nelle pieghe di un orecchio. Mi sveglio e penso che dovrei raccontarle il sogno perchè è troppo buffo. Ma prima devo raccontarle questo pensiero che mi assilla e visto che appena sveglia non è il massimo come ascoltatrice (e chi lo è!?!) penso che potrei scrivere il biglietto come avevo già deciso e lasciarlo vicino al letto. Mi lavo, mi vesto, esco e ricordo di aver dimenticato di scrivere il biglietto e di avere un pensiero da raccontare e scrivere e un sogno troppo buffo che non posso tenere solo per me. Vado a lavoro, mangio, rientro, lavoro di nuovo e torno a casa. Apro bocca e inizio a dire a Ellend che in questi giorni alcuni pensieri mi assillano quando la gatta mi sale sulle gambe e inizia a fare le fusa e Ellend fa lo sguardo dolce e io arranco come un uomo che sta perdendo il treno della vita per togliermi questo pensiero del pensiero che penso continuamente alternandolo ad altri pensieri ad esso correlati. Perdo il treno e il pensiero rigira sempre nella testa e ora inizio a pensare che questo pensiero non mi lascerà mai finchè non decido di scriverlo qui... ma ho dimenticato cos'era 'sto pensiero così ogni sera torno a letto pensando di svegliarmi e ricordare quel pensiero senza il quale tutti gli altri non hanno senso e non posso raccontarli.
Potreste chiudere la porta per favore?
Fine estate e l'aria leggermente più fresca grazie ad un week-end fatto di pioggia e nuvole nere. Un nuovo libro sul comodino e un nuovo gatto, anzi una nuova gatta, che fa csino per casa e come sempre i più piccoli sono più svegli dei più grandi. Tapparella. Un nome un programma. Coccole e fusa ma non per me. Se anche la guardo lei scappa e solo perchè sono io a farle lo shampoo... è un mondo ingiusto.
Cavolo. Ma la chiudete oppure no 'sta cavolo di porta. C'è vento e la mia cervicale si fa sentire!!!
Si cervicale. Penso che sia come la prostata o il fegato. Tutti ce l'hanno ma solo quando fa male si dice che ce l'hai. E in questi giorni ho scoperto che oltre a farmi venire mal di testa ogni tanto provoca anche l'indurimento di alcuni muscoli per cui devo prendere il Muscoril (vedi foto) per qualche giorno. Serve a sciogliere i muscoli e farli rilassare. Per cui avrò un movimento molto soft e se mi vedrete camminare con le braccia pendolanti state tranquilli... è solo il muscolo troppo fatto :-D
Allora!?! Volete che la muri quella porta o vi decidete a chiuderla che ho tutto il vento che mi arriva sulla cervice!?!
Di solito mi piace avere un libro disponibile per leggerlo. Allo stesso modo capita che la lettura resti ferma allo stesso punto per lungo tempo. Qualche mese fa ho preso in prestito un libro da Ellend. "Racconti di adulteri disorientati" di Juan Josè Millas. Un libro molto carino. Fatto di brevi racconti il cui punto centrale è l'adulterio. Come tutti gli oggetti che entrano a far parte della nostra vita, anche questo libro ha occupato un posto preciso nella mia. Lo porto in macchina appoggiato sul sedile del passeggero. All'inizio lo portavo su in casa nella pausa pranzo e ne leggevo qualche pagina. Poi è successo che un giorno, come tutti i giorni, mi sono ritrovato fermo al passaggio a livello lungo il tragitto che da casa mi porta a lavoro. Dopo qualche minuto di attesa ho deciso di legere un po' del libro. Quando ho rimesso in moto per muovermi mi sono reso conto che avevo letto più di quanto facevo solitamente nella pausa pranzo. Così il libro ha preso il suo bel posto in macchina, cosa di cui Ellend si lamenta di continuo. Ogni giorno al passaggio a livello leggo qualche pagina. Un po' all'andata e un po' al ritorno. Solo che ultimamente mi capita di non riuscire a leggere molto.
Mi fermo. Prendo il libro. Leggo qualche riga e... le sbarre si alzano e io devo continuare. La lettura va a rilento e sembra che sia il libro a non voler essere letto. Così ho fatto delle prove. Una volta non ho iniziato la lettura apposta. Ho atteso ben quindici minuti perchè si liberasse il passaggio. Un'altra volta ho gurdato le auto in attesa e dopo aver fatto un giro diverso per evitare il blocco stradale mi sono accorto che davanti a me c'erano le stesse auto che erano ferme al passaggio del treno.
Ho iniziato a pensare che se il libro non voleva essere letto allora avrei potuto usarlo ogni volta che mi sare trovato in attesa di qualcosa o di qualcuno per abbreviare l'attesa stessa. Così ho fatto qualche altro esperimento. Mi sono fermato come al solito al passaggio a livello e ho preso il libro e... zac... passa il treno e le sbarre si alzano. La volta successiva non l'ho preso e sono passati dute intercity e una macchina motrice senza vagoni per un totale di dieci minuti di mancata lettura e di estenuante attesa.
Ho portato il libro con me dal dentista. C'erano cinque persone prima di me. Non avevo voglia di attendere e ho tirato fuori il libro... Sono andatao avanti di molte pagine prima che mi chiamassero per la visita e deluso ho rimesso il libro sul sedile in macchina... Mi sono chiesto se era possibile tutto questo... Il libro funziona solo con il passaggio a livello? Può essere che sia daccordo con il mio titolare e con Ellend perchè io non faccia tardi a lavoro o al rientro a casa? O forse più semplicemente è vietato leggere al passaggio del treno e io non ne sono al corrente. In ogni caso, dopo la visita dal dentista e dopo aver finito il mio giorno di lavoro, sono partito per rientrare a casa. Pensavo al libro e alle coincidenze. Sono arrivato al passaggio a livello. C'era una macchina dall'altro lato in attesa. Ho acceso la luce in auto. Ho preso il libro. Dopo circa un minuto ho pensato che il treno ci avrebbe messo ancora un po'... ho letto qualche rigo e all'improvviso ho sentito un rumore... Pensavo fosse il treno... qualcuno che stesse arrivando alle mie spalle... invece niente. Le sbarre si sono alzate senza che passasse alcun treno... e ho capito che, semplicemente, il libro si sente come un adultero nei confronti di Ellend per cui non vuole altro che ritornare a casa e rimettere a posto le sue cose. Ritornare dove aveva già deciso di stare...
P.S.
Ellend è la mia donna e sono geloso per cui il libro è ancora in auto ;-D
Che tempo fara domani?
Musiche sovrapposte di un sabato sera. Il giochino va avanti imperterrito creando auto e rifornendole di benzina a basso costo. Non come la nostra che aumenta giorno dopo giorno. Sabato passato in casa a cazzeggiare tra un piatto di pappardelle e melanzane a funghetti. Ellend è davanti a me che clicca sul mouse come per inviare un sms usando l'alfabeto Morse. I gatti ci ricordano la loro presenza facendo cadere secchi e rumoreggiando frettolosamente sul pavimento. Stanotte sarà nuvoloso e in mattinata il sole bacerà le nostre case mantenendo bassa la temperatura. Che dici... li ritiriamo i vestiti stesi? Lungo la tagenziale le luci rosse e bianche si rincorrono senza sosta... La borghesia napoletana ha deciso di scendere in piazza. La spazzatura ci invade e la sicurezza è un sogno. Essere ottimisti è credere che un giorno tutti pagheranno le tasse. La pubblicità ci dice forse che essere ottimisti è un po' come essere coglioni? E perchè dice "tutti pagheranno"... loro non vogliono proprio? Allora due genitori non mandano più il figlio a scuola perchè non riescono a fargli avere un insegnante di sostegno... e pensare che ce ne sono tanti ad aspettare un lavoro. Il telefono suona...
Appunti di un sabato sera...
Le giornate scorrono tranquille e silenziose come le gocce d'acqua che negli ultimi giorni sembrano voler timidamente annunciarci la stagione delle piogge. Dalla finestra entrano la musica e le parole cantate da George Michael (Jesus to a child) e il rumore del martello che il muratore picchia forte con il muro sembra scandirne il tempo. Nell'altra stanza Ellend legge veloce annunci di lavoro escludendo quelli che non le interessano leggendone soltanto la prima parola (Agente, commreciale, rappresentante...). Sofia è sullo zaino e dorme arrotolata e chiusa nel dolore della sua ultima lezione di vita: Se qualcuno che non hai mai visto indossa un camice verde e ti dice cose molto carine... è perchè sta per fare qualcosa che non dimenticherai tanto facilmente. Il tlelegiornale dice che l'autunno è arrivato che domani pioverà su tutta la penisola. Una nuvola lunga 301.338 km² piscerà per circa 24 ore... pensa quanto avrà bevuto.
Tornando al camice verde. Il tizio ha infilato un ago, scaricato l'arma e ritirato il tutto in meno di due secondi senza dimenticarsi di dire qulcosa di carino per distrarti. Ma chi distrae poi? L'infilzata o me? Alla fine credo me. La musica cambia e ora c'è Madonna. Senza aureola e molto poco incinta e se i figli fossero nati in una grotta avrebbero lanciato una nuova moda e i ricchi avrebbero costruito e comprato grotte dai barboni per poterci partorire (complete di asino, bue e paglia logicamente). E i barboni si sarebbero spostati da qualche altra parte sperando che al prossimo lancio di moda sarebbero stati loro a guadagnarci qualcosa. Il telegiornale ci ha tirato i piedi (trad.: ha portato sfiga) e non faccio in tempo a finire la frase che il rubinetto inguinale del cielo si apre e... scopriamo che ha anche problemi di aerofagia... per cui scorreggia tuoni e li sbatte per terra veloci come saette con tanto di scintilla da paura. Poi comincia la Filippa...
Acciderboli!!!
Non aggiorno e non scrivo niente da gennaio.
E che fine ho fatto? Una fine? Per cui c'è stato un inizio.
E che ne è stata la legge secondo la quale niente si crea e niente si distrugge ma tutto si trasforma?
Per cui la domanda giusta sarebbe... In che cosa ti sei trasformato?
Mi sono trasformato in uno che lavora (lo facevo già prima) e sembra che in ufficio il tempo di perder tempo sia finito. Anzi si è trasformato... in "è ora di lavorare".
Negli ultimi anni le trasformazioni sembra si siano accellerate. Infatti i disoccupati si sono trasformati in disoccupati a progetto e poichè non guadagnano nulla anzichè mettere il 60% della paga in tasca e versare il 40% in tasse e contributi passano il 60% del loro tempo in lavori momentanei e il 40% per i pensionati di oggi che saremo noi domani. Si. Perchè l'altro detto è "Tu sei ciò che ero e io sono ciò che sarai"... vabbè... ti mancherà la pensione ma sarai comunque vecchio e acciaccato.
Le trasformazioni. Si. Non perdiamo il filo del discorso che anche quello lavora a progetto. E sarebbe un peccato essere la causa del suo licenziamento.
Anche l'elettronica si è traformata. Forse è stata la prima a capire dove si andava a parare.
Il mio primo cellulare (e non sono stato tra i primi) chiamava e riceveva chiamate solamente. Non compariva neanche il nome di chi ti stava chiamando e tutti ricordavamo i numeri di tutti. Solo che quando aprivo lo sportellino la risposta era automatica e non potevo mai vedere chi mi stava chiamando. Ora invece un telefonino chiama, invia/riceve fax/e.mail/video/sms/mms, fa da navigatore satellitare, trasferisce file da/al computer, e sicuramente tralascio qualcosa che dalle mie parti non è ancora arrivata.
E che dire degli uffici.Prima erano invasi da macchine di ogni genere. Fotocopiatrice, Fax, Telefono, Stampanti, Scanner. Oggi una stampante fa da fax, telefono, scanner, segreteria e fotocopiatrice e se finisce la carta mette tutto in memoria. Mentre a casa abbiamo un compuer che fa da Computer, Stereo, Televisione e con il calore che emana il prossimo inverno lo metteremo di fianco al letto... Facciamo economia.
Insomma. Il lavoro mobilita l'uomo e lo rende molto più flessibile.
Torno presto. Andate pure a letto. Non aspettatemi in piedi.
P.S.
Qualcuno mi faceva notare che questo è il primo post che scrivo da quando mi sono trasferito a Napoli, ovvero da quando vivo a tempo pieno con Ellend. Almeno questa non sembra un'occupazione a progetto. Ma dopo aver dimenticato di scriverlo al primo tentativo penso che ci sarà una variazione di contratto in corso. Si è così. Oggi sono cinque mesi che io e Ellend viviamo insieme a casa nostra. E da quasi due mesi vive con noi anche Sofia. La Gatta Sofia che al momento dorme sulla trapunta. Forse, grazie a lei, riuscirò ad evitare la collera di Ellend ;-)
Beh. Cinque mesi veramente meravigliosi. Come glia ltri due anni precedenti daltronde.